Restauro della sacrestia della chiesa parrocchiale di Moruzzo

Restaurare un oggetto significa consolidarne la struttura conservando i materiali originali, ripristinarne le funzioni, pulirlo e riportarlo all’antico splendore e ciò nell’assoluto rispetto filologico. E’ un lavoro delicato che richiede conoscenza dei materiali e delle tecniche costruttive, tanta pazienza e perizia e l’utilizzo di strumenti che non nuociano l’oggetto in restauro. Per ben intenderci sono tassativamente esclusi utensili comodi come le levigatrici meccaniche e la carta vetrata perché altererebbero seriamente le superfici con conseguente grave svalutazione del valore sul mercato antiquario. Io ho pure bandito stucchi e turapori.

Nel presbiterio, dietro all’altare maggiore, uno scaffale aveva occultato per lungo tempo, e perciò forse anche conservato dalla rovina, una nicchia per la custodia delle reliquie. Le tre antine, due fisse ed una apribile, che la racchiudono, risalenti al 1674, sono in noce nazionale e pregevolmente intagliate. Erano state dipinte, forse nel tentativo di renderle simili al marmo che le circonda, con una sorta di minio che ne offuscava la bellezza, mancavano alcuni tratti di modanatura ed una di esse era deturpata dal tarlo che aveva scavato un foro di circa 4x2 cm.

Con delicati procedimenti sono state ripulite, le superfici riportate al legno naturale, il foro è stato eliminato, le volute dell’intaglio ed i pezzetti di modanatura mancanti sono stati ripristinati. Dopo un’accurata disinfestazione anti tarlo si è adottata una finitura superficiale con cera vergine, secondo un procedimento da me inventato e già da tempo sperimentato, che ha ridato il meritato risalto ad un’opera di preziosa ebanisteria. Sfido gli osservatori ad individuare la particella ricostruita.

L’interno della nicchia, assai sconnesso, è stato rifoderato in legno, rivestito in tessuto colore giallo e rifinito con una bella passamaneria.

L’arredamento della sacrestia era in condizioni disastrose, le parti strutturali ovvero i montanti, le basi, le schiene erano tutte compromesse dal tarlo e dall’umidità e si stavano disfacendo con il rischio di implodere. Le superfici, finite con olio di lino e terra di Siena, erano ricoperte da una crosta terrosa molto dura di colore scuro, quasi nero, che occultava le pregevoli peculiarità costruttive ed estetiche.

Il pezzo più importante è un armadio a cassettoni risalente al 1717, eseguito dal mobiliere udinese Filippo Lanternis e munito di ferramenta in ottone acquistata a Venezia da Arcangelo Perabò. La parte inferiore - ripartita in tre ordini con quattro cassetti ciascuno - è costruita in noce nazionale e le sue dimensioni sono imponenti: lungh. ~ 4 m, prof. ~1 m ed h ~ 1,2 m.

Alcune particolarità costruttive meritano di essere evidenziate: le quattro lesene di ~ 3 cm di spessore sono realizzate - fatto rarissimo - con tavoloni monolitici di noce, le guide dei cassetti sono anch’esse in noce perché più resistenti all’usura rispetto all’abete normalmente impiegato per questa funzione e le facce di noce modanate dei cassetti – che hanno corpo in abete - hanno, dopo pulite, rivelato la presenza di alcune scritte, abbozzate e non finite,  che indicavano il colore dei paramenti in essi contenuti: bianco, verde, rosso e “violazzo”.

Sull’ampio top della base poggia l’alzata del mobile di dimensioni più contenute, è composta di tre antine modanate e con formelle centrali in noce intercalate con due ordini di quattro cassetti pure modanati che, dopo puliti, si sono rivelati di ciliegio.

La cimasa  in forma di volute vegetali che corona l’alzata è posta sopra il suo cornicione ed è costruita in abete

Il mobile, che poggiava su una carta catramata ed era incastrato in una pedana che manteneva l’umidità, aveva la struttura seriamente compromessa e le basi delle lesene, la cornice anteriore e parte dello schienale erano in fase di disfacimento.

Stefano ha messo a disposizione tavole in noce nazionale lungamente stagionate necessarie per il consolidamento ed ha coinvolto un amico falegname per eseguire le necessarie squadratura, spianatura e fresatura.

Il colore scuro che occultava la differenza tra le essenze utilizzate e ne appiattiva l’aspetto è stato pazientemente rimosso e piccole parti mancanti sono state ricostruite.  Dopo una potente disinfestazione antitarlo, si è privilegiato un trattamento di finitura con cera vergine che lasciasse ai legni il loro colore naturale e ne evidenziasse le particolari venature. A protezione di tutti i ripiani interni è stata posta una sottile lamina di plastica trasparente.

Completano l’arredamento due armadi di abete con una grande anta, databili ~ fine 1800 – aventi dimensioni ~  m 2,40 h x 1,4 la x 0,7 pr, che sono stati anch’essi oggetto di pulizia, consolidamento, robusto trattamento antitarlo e sotto le basi sono state applicate ruote che ne consentono lo scorrimento laterale. Dopo piccole ricostruzioni di parti mancanti si è adottata anche in questo caso una finitura con cera vergine che ha mantenuto il colore naturale del legno esaltando le venature ed i fregi in  noce - presenti sull’esterno delle ante ed inseriti entro una cornice romboidale - che ben risaltano sul biondo dell’abete.

L’interno degli armadi ed anche delle ante, dopo l’opportuna ripulitura, è stato rivestito in tessuto  di colore giallo rifinito con adeguate passamanerie fissate con borchiette ottonate ed entrambi sono stati muniti di una traversa appendiabiti. La scomparsa delle serrature originali è stata rimediata con un nottola di legno da me intagliata in forma di fiore.

Anche la scrivania, che completa ora l’arredamento della sacrestia, è stata accuratamente restaurata.

Un bel lampadario in vetro di Murano, di cui è stato accomodato un braccio, ha sostituito l’anonimo tubo al neon.

Nel corso di precedenti lavori di muratura gli sciagurati operatori non avevano protetto il pavimento in cotto che risultava perciò pieno di macchie cementizie e di scagliature. Si è perciò provveduto alla faticosa sua pulizia, alla lucidatura – grazie alla macchina messa a disposizione da un amico di Stefano - e ad un trattamento superficiale impermeabilizzante con prodotti specifici.

Tutti i muri sono stati imbiancati  ed alle quattro finestre sono state applicate delle particolari riloghe, costruite da Nerino, alle quali sono state appese nuove tende donate da Benito Macor.

Una colonnina marmorea del tabernacolo dell’altare maggiore era disassata e pericolante ed è stata sistemata.

Questi lavori hanno richiesto 500 ore, offerte gratuitamente, assieme agli utensili necessari, dalla squadra di restauratori.

Abbiamo gradito gli inaspettati e sinceri ringraziamenti rivoltici dal Sindaco Roberto Pirrò.

Ci rammarica però che alle spalle dei volenterosi ci siano sempre gli oziosi, lesti a criticare, che mettono in moto la lingua prima di accendere il cervello e che hanno definito questi lavori non necessari.

Se avessero riflettuto avrebbero apprezzato il salvataggio di mobili così antichi e si sarebbero compiaciuti del conseguente loro incremento di valore ottenuto senza attingere i fondi dalle loro tasche.

Il restauro della sacrestia della chiesa parrocchiale di Moruzzo è stata una bellissima avventura.

Quattro persone, Nerino, Roberto, Sergio e Stefano non avevano mai fatto restauri di mobili antichi ma con coraggio hanno accettato la sfida, si sono uniti a me con grande semplicità e disponibilità ed hanno imparato e lavorato con grande impegno e dedizione.

Fioretta, moglie di Nerino, ha documentato ampiamente con efficaci fotografie le varie fasi delle operazioni.

Posso sinceramente affermare che questi lavori hanno portato anche un altro grandissimo risultato, mi hanno fatto incontrare quattro amici.

Vittorio Buzzi

Paese e Borghi

Moruzzo - borghi: S. Ippolito, Calcina, Pegoraro Coranzano, Modotto, Monti, Muriacco,  Carbonaria, Tampognacco

Brazzacco (frazione) -  borghi:Colmalisio, S. Andrea, Nonesso

Santa Margherita  (frazione) - borghi: Telezae, Lavia

Alinicco (frazione)



Comunità  Collinare Fvg