Sant’ Ippolito

Il primo documento  in  cui si fa riferimento alla chiesa di Sant’ Ippolito è del 1298 (1), in cui si afferma che il vicario di Santa Margherita designa una persona  -non menzionata- della rendita di un bearzo, più, per un anno, una libbra e mezza di olio per illuminare la cosiddetta chiesa, e a conferma di ciò tocca l’investito con la tovaglia dell’altare.

In quel periodo la sede plebanale di San Tomaso era probabilmente vacante, infatti esiste una interruzione nell’elenco dei pievani di Moruzzo (2) di quasi 10 anni, e forse per questo l’investitura  venne officiata dal vicario di S. Margherita.

 Lo Joppi afferma che la chiesa di San Ippolito, il cui orientamento è quello usuale E/O, era cinta da una piccola cortina, e che dentro la stessa o forse fuori, era situata una canipa o caneva, ossia una piccola costruzione con il tetto di paglia, adibita a ricovero per animali o magazzino.

Nel 1634 la chiesa di San Tomaso e le fraterne possedevano  una casa in san Ippolito, e tra il 1642 e il 1647 la chiesa di san Ippolito è oggetto di contesa tra il pievano Gio:Batta Garzolini  e Valentino Bidocchio, cameraro residente nel borgo (3), non è dato sapersi dove fosse situata la casa in questione, anche se il Fabbro identifica l’abitazione come attuale casa Pittolo, anche se esistono altre due abitazioni il cui nucleo originale è molto antico, considerato lo spessore dei muri, di quasi un metro,  e la presenza di una cantina , ora intonacata, la cui profondità  raggiunge i due metri sul livello stradale , casa Chittaro e casa Passoni-Pittolo, forse costruite a ridosso della scomparsa cortina, in tal caso più ampia di quella presupposta.

Non è dato infatti sapersi l’entità  dello spazio che racchiudeva questa cortina, ma, prendendo in considerazione che la strada, la cui importanza viaria è indiscussa , (4) passa prospiciente la chiesa, e che tuttora un muro a secco e con pendenza  è ancora a visibile a  sinistra (osservando la chiesa), può darsi che la cortina racchiudesse uno spazio assai limitato, tuttavia emerge ancora un particolare: il tratto di strada compreso tra l’inizio del citato muro a secco e più o meno la fine dello stesso era concavo e in acciottolato, (per lo scorrimento delle acque di raccolta) e continuava in diagonale fino a un pozzetto di scolo ad angolo con l’ex latteria del borgo, mentre la rimanenza della strada di percorrenza era naturalmente “bianca”.  Tale acciottolato era chiamato “ il pedraat di Pitùl”, mutuando il nome dalla famiglia più antica residente nel Borgo.

Il Fabbro afferma che si tratta della più antica delle chiese campestri (5), probabilmente riferendosi al documento sopra citato, e altre fonti, escludendo le altre due citazioni di Zucchiatti , antecedenti di una decina d’anni, (vedi sopra) per ora non sono state trovate, se sopravvissute ai secoli.

Certo, dopo tre secoli, lo stato delle chiesetta era notevolmente peggiorato e il patriarca Marco Gradenigo la interdì, perché “indecorosa, priva di altare consacrato (!) e di illuminazione.” (6)

Dopo il terremoto del 1976 la chiesa venne ritenuta pericolante, e fu parzialmente abbattuta, e ricostruita con materiale moderno, pur rispettandone il disegno originario, tranne che nella piccola gradinata d’ accesso, che secondo  testimonianze di residenti era formata da tre gradini in pietra e acciottolato e si sporgeva sull’asse viario esistente sì  da rimuoverli e dare loro la forma attuale.

Questo è quanto  emerge dalla documentazione cartacea.

Sono stati perciò indispensabili alcuni raffronti con altri  agionimi presenti sul territorio nazionale, e altre indagini, che, si  avvisa fin d’ora, potranno essere considerate come pure ipotesi.

In Friuli Mons. Biasutti  non trova altri edifici cultuali dedicati al s Ippolito e si limita a notificarne la presenza, (7), qualcosa di più dice Desinan, che lo considera “isolato o quasi” (8) ma non si sa se si riferisce al solo territorio friulano o ad un contesto più ampio.

La ricorrenza del santo cade il 13 agosto ma nel Catapan di Fagagna non è segnalata la ricorrenza.

A parte le catacombe sulla via Tiburtina, presso la capitale,  intitolate al santo martire,  le dedicazioni di edifici cultuali a questo santo sono assai rare sul territorio nazionale, ma di origine  sorprendentemente antica.

A Galciana, la chiesa di Sant’Ippolito in Piazzanese, (diocesi di Prato) è documentata dal  X sec, ed è considerata una dedicazione di origine longobarda (9);  ad Asciano, (provincia  di Siena), abbiamo una chiesa di  sant’Ippolito dal 714/715, a pianta basilicale, di origine longobarda, e, fino al 1040 è considerata santa madre chiesa e fonte battesimale fino a tutto al primo millennio, nel 1040 la pieve passa a S. Agata, all’interno del borgo fortificato (10);  a Chianocco (Val di Susa) a Sant’Ippolito è dedicata una cappella cimiteriale ad una sola aula,  documentata dall’XI sec.,  ma il luogo in passato era un insediamento romano arroccato sulla via verso i valichi in una posizione strategica (11); a Patti (Messina)  il primo documento è del 1246, ma l’origine potrebbe essere bizantina, nei testi del XII sec. era menzionato anche un portico, che aveva funzione anche di raduno civile, dagli scavi è emersa la primitiva pieve, a un solo corpo centrale, con abside (12);  in provincia di Pesaro abbiamo  anche un comune, pare l’unico in Italia, a chiamarsi Sant’Ippolito; l‘origine del comune risale a cavallo tra il VI e il VII sec, quando a causa di ripetute invasioni barbariche gli abitanti diffuse lungo la via Flaminia, gli abitanti si arroccarono sulle alture,  portando con sé le reliquie del Santo trafugate dopo la distruzione del santuario intitolato al santo stesso (13) ed esiste una frazione della città  di Cosenza con il nome di Sant’Ippolito, pare da un santuario intitolato al santo, preesistente alle invasioni saracene (14).

Resta inteso che tutte le dedicazioni sembrano, a detta dei documenti – il condizionale è d’obbligo – intitolate all’Ippolito vescovo e teologo.

Da tutto ciò emerge un culto piuttosto antico di questo  santo, e non si può non pensare che anche  il titolo del “nostro” Sant’Ippolito non sia antico, anche se, come è già  stato detto si resta nel puro campo delle ipotesi.

Tanto più che la  scelta di un santo così particolare e controverso -  Ippolito di Roma- (15) non può non ricondurre alle teorie di Mons. Biasutti (16) e di Mons. Pressacco (17) sul cristianesimo delle origini nella chiesa aquileiese.

In Moruzzo, inoltre, la ricorrenza di Sant’Ippolito (13 agosto) non è mai stata festeggiata, tuttavia una messa solenne veniva celebrata il 25 aprile, giorno di San Marco a conclusione del percorso della prima rogazione (o rogazione maggiore), ed il titolo della  scomparsa chiesa di San Marco, il cui luogo di edificazione è tuttora ignoto, era ed è stato acquisito dalla chiesa di Sant’ Ippolito, assieme a quello della (anch’essa) demolita chiesetta di San Bartolomeo.

Il percorso della rogazione di San Marco è stato ricostruito in base alle testimonianze di chi vi ha partecipato in passato (18); il percorso più antico partiva dalla pieve matrice – San Tomaso – percorreva via Centa fino all’incrocio Cjuie, continuava per l’attuale via Des Stopis, si fermava per la benedizione all’incrocio di via Casali Coloset con via Coranzano, proseguiva in borgo Coranzano, costeggiando via del Pascut fino a  raggiungere Sant’Ippolito per la celebrazione della  funzione conclusiva.

Roberta Masetti

Note

(1)  Joppi 1895; not Pre Giacomo ANU

(2)  Joppi 1895; pag 48

(3)  Fabbro; Sot il Tei - 1973

(4)  Tagliaferri; Coloni e leg romani nel Friuli celtico, III vol. - 1986

(5)  Fabbro; Sot il Tei - 1973

(6)  Fabbro; Sot il Tei - 1973

(7)  Biasutti;Geografia Santorale dell’Arcidiocesi di Udine –

(8)  Desinan; Le comunità  di Groang, Braitan e Murùs tra storia e leggenda – 1982

(9)  sito web Diocesi di Prato

(10)  Dott. Massimiliano Roncucci-  Asciano - Siena

(11)  Comune di Chianocco – Val di Susa

(12)  Rev. Francesco Pisciotta, Pievano di Patti - Messina

(13)  Comune di Sant’ Ippolito- ufficio tecnico - Pesaro e Urbino

(14)  Comune di Cosenza

(15)  H.C. Puech; Storia delle Religioni

(16)  Biasutti – Geografia Santorale e Catapan di Fagagna

(17)  Pressacco; Marco cristianus et medicus, pag.16

(18)  Pascoli Pietro, Rizzardi Gino, Pittolo Passoni Ernesta

Particolare tratto da "Libro di Perticazioni" - 1695, Archivio Parrocchiale di Moruzzo. Si ringraziano per le autorizzazioni don Armando Marangone, Padre Ernesto ...., Mons. Sandro Piussi.

Paese e Borghi

Moruzzo - borghi: S. Ippolito, Calcina, Pegoraro Coranzano, Modotto, Monti, Muriacco,  Carbonaria, Tampognacco

Brazzacco (frazione) -  borghi:Colmalisio, S. Andrea, Nonesso

Santa Margherita  (frazione) - borghi: Telezae, Lavia

Alinicco (frazione)



Comunità  Collinare Fvg