Monsignor Tullio Dreosso.

Mons. TULLIO DREOSSO
20-09-1930  -  11-06-1998

Don Tullio è nato all’ombra del campanile di Santa Margherita del Gruagno il 20 settembre 1930, figlio unico di Luigi e Teresa Baracetti.
All’epoca era parroco mons. Valentino Barachino, al quale era molto affezionato e con il quale collaborava sin da bambino, quale chierichetto e insegnante di catechismo in particolar modo.

 

Concluse le scuole elementari, fu iscritto al Seminario di Castellerio e fu consacrato sacerdote il 10 luglio 1955 da mons. Cicuttini.

Fu impegnato in varie comunità della diocesi, in istituti per l’infanzia e insegnò religione per lunghi anni.

 Il gruppo dei sacerdoti consacrati.

Don Tullio, neo consacrato, assieme ai familiari
dopo la sua prima S. Messa a Santa Margherita
il 17 luglio 1955.

Don Tullio ha cominciato a svolgere il servizio sacerdotale come cappellano presso l’Istituto Orfani di Rubignacco, venendo poi trasferito a San Giorgio di Nogaro come cappellano nel 1959.

Il 12 marzo 1963 mons. Zaffonato lo nomina parroco di Torreano di Cividale, dove lo aspetta un compito arduo, ma non tarda a conquistare la fiducia dei suoi parrocchiani con iniziative sociali, che vengono tutt’ora ricordate.

Nel 1972 viene nominato rettore dell’Istituto Orfani di Rubignacco, dove si scontra con le non poche difficoltà dovute al periodo della contestazione.

Nel frattempo consegue la Laurea in Teologia presso l’Università del Laterano di Roma e in seguito studia filosofia all’ateneo di Trieste.

 

 

Il 1 marzo 1981 diventa parroco di Spessa ricoprendo contemporaneamente la mansione di capo del personale presso la Casa di riposo di Cividale.

Il 20 febbraio 1983, fa il suo ingresso a Majano come parroco, dove è particolarmente impegnato nella ricostruzione della chiesa, ma anche delle relazioni umane nel periodo del post-terremoto.

Durante questi 13 anni di permanenza a Majano, merita una particolare attenzione l’inaugurazione, il 19 gennaio 1985 del corso Socio-sanitario per il volontariato, in preparazione alla gestione della locale associazione AVULSS. 

Il 29 giugno 1989 celebra la prima S. Messa nella nuova Chiesa, la cui inaugurazione ufficiale si svolgerà il 1 maggio 1990. A consacrare il nuovo tempio sarà S. E. il Cardinale Agostino Casaroli.

La prima parte del brogliaccio dell’omelia
della prima messa nella chiesa nuova.

Un momento della prima santa Messa nella chiesa nuova.

Il discorso di S. E. il card. Agostino Casaroli in occasione della consacrazione della chiesa di Majano.

Nel 1994 viene nominato Cappellano di Sua Santità (ovvero Monsignore) per tutti i suoi meriti.

Il decreto di nomina.

Il telegramma di S.E. il Card. Casaroli.

Il 20 marzo lascia l’incarico e si ritira a Comerzo, continuando il suo apostolato presso le parrocchie in difficoltà, in particolare ad Ursinins Grande da febbraio a settembre 1997 e ad Avilla di Buja da agosto 1997 dove viene nominato amministratore parrocchiale il 1 dicembre 1997 e di cui intendeva richiedere la cura, se non si fosse ammalato e dove godeva di tanta collaborazione, affetto ed apprezzamenti.

Aveva un carattere molto aperto, gioviale e sapeva farsi apprezzare da tutti per la sua simpatia. A Majano, seguiva da vicino il locale comitato festeggiamenti “Borg de Glesie” e partecipava a tutti i momenti d’incontro, dalle riunioni alle grigliate e ai giochi per i bambini, al “trenino” per le vie del paese.

                                                                                                          

                                                                                                         

Don Tullio ha sofferto molto, dalla miseria alle privazioni della guerra. La perdita della mamma ancora giovane, poi del padre, la mancanza di un fratello o una sorella e di riflesso la solitudine, la difficile ricostruzione della chiesa di Majano, i problemi di salute, le calunnie e soprattutto l’invito del 20 febbraio 1996 a lasciare la parrocchia entro pochi giorni, per concludere con la manifestazione dei primi sintomi di un male incurabile, che lo ha devastato in meno di tre mesi, a un’età in cui avrebbe potuto ancora dare molto e che ci induce e chiederci: “Perché?”

E’ stato ricordato con un santino “vivo”, dove la lavanda dei piedi sta a rappresentare la sua umiltà e l’accettazione silenziosa di provocazioni ed umiliazioni.

 


E’ stata inserita una frase estrapolata dal suo discorso, durante la posa della prima pietra della chiesa di Majano: “E’ ora di calare questa pietra, la deponiamo nella terra perché come seme germogli nei secoli futuri frutti di fede, di amore, di civiltà”. Gli stessi semi che lui avrebbe voluto germogliassero dai suoi insegnamenti di speranza, carità, responsabilità e infine quel sorriso indimenticabile anche nei momenti di sofferenza più atroci.

E stato ricordato assieme a mons. Casaroli, che si è spento due giorni prima di lui, entrambi divorati dal fuoco dell’amore per la Chiesa.

Si è spento l’11 giugno 1998 presso l’ospedale di San Daniele, lasciandoci questo significativo testamento spirituale.

“Signore, ti ripeto anch’io come S. Agostino: Inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te! Non mi fa paura tornare a Te e vederti con i miei occhi, anche se il carico dei miei peccati, delle mis imperfezioni e dei miei errori mi fa temere il Tuo giudizio.

Ho imparato tuttavia che il Dio da cui provengo, in cui ho creduto, che ho amato, che mi ha unto con l’Ordine Sacro, che mi ha ricolmato di mille grazie e benedizioni e perdonato senza limiti, è il Dio della  misericordia.

Signore, mi hai chiamato a vivere in uno dei momenti più difficili della nostra storia e sono cosciente di essermi inzaccherato; ma la tua bontà mi è sempre venuta incontro ed è stata motivo di infinita speranza in Te.

Ti ringrazio per quei doni spirituali, morali e materiali che mi hai saputo dare! 

Ora te li rendo con la fiducia di non essere colui che seppellì i talenti per timore dei ladri.

Accetto che la mia vita si concluda nel modo che piacerà a Te.

E se a Te piacerà che la mia vita si abbia a concludere nelle sofferenze ad imitazioni di Gesù, perché mi possa presentare davanti a Te nella forma meno indegna, sarà un altro segno di quella bontà, che hai sempre usato con me ed una testimonianza ai miei fratelli delle meraviglie che il Tuo Amore sa compiere mediante il dolore.

Signore, perdonami soprattutto se, chiamato a guidare l’aratro, mi sono voltato indietro per compiacenza verso me stesso e per volgere lo sguardo verso altro che non eri Tu.

Perdona se ho dato scandalo, se ho ingannato gli altri col mio comportamento o nell’annuncio della Tua parola.

Ti chiedo solo di essere ammesso nel Tuo Regno… appena dentro la porta, perché la lode che ho cercato di elevarti nella mia vita, con la preghiera alla Chiesa, possa per sempre continuare…
                                              Davanti a Te!”

Valentina Chiandusso

 

Paese e Borghi

Moruzzo - borghi: S. Ippolito, Calcina, Pegoraro Coranzano, Modotto, Monti, Muriacco,  Carbonaria, Tampognacco

Brazzacco (frazione) -  borghi:Colmalisio, S. Andrea, Nonesso

Santa Margherita  (frazione) - borghi: Telezae, Lavia

Alinicco (frazione)



Comunità  Collinare Fvg