L'acquedotto di Moruzzo

 
L’acqua del Rivuàt

La fornitura di acqua potabile alle nostre case è ancor oggi effettuata dal Consorzio Acquedotto Friuli Centrale. La costruzione del primo impianto di raccolta e della rete di distribuzione risale al decennio precedente la seconda guerra mondiale. Nel 1933 fu pubblicata a Udine la relazione che presentava il progetto dell’intera opera, che a pagina 13 si esprime come segue. 

“Il Comune di Moruzzo sta costruendo un piccolo impianto per sollevare meccanicamente le acque di due magre fonti che scaturiscono a piè della collina su cui l’abitato sorge; e qui maggiore appare la convenienza di usare del grande acquedotto, il che farebbe risparmiare le ulteriori spese di impianto e di esercizio, mentre assicurerebbe acqua di qualità e quantità più che sufficiente ai bisogni del luogo. Eventualmente Moruzzo potrà fruire della condotta già posta in opera.”

 Moruzzo quindi disponeva già di un suo impianto autonomo, come apprendiamo da un articolo di cronaca locale apparso il 5 ottobre 1931 su “La Patria del Friuli”, quotidiano che si stampò a Udine dal 1877 ai primi anni ’30 del secolo scorso.

            “Costante e giusta aspirazione degli abitanti del Comune di Moruzzo è stata quella di poter usufruire di un adeguato servizio di acqua potabile; di tale desiderio si sono sempre fatti buoni interpreti gli amministratori comunali e la cosa pareva avviata a sollecita soluzione nell’immediato dopoguerra, con la costruzione di un grande acquedotto consorziale, senonché l’enorme onere finanziario che la esecuzione di tale opera avrebbe portata ai Comuni e le non floride condizioni dei loro bilanci hanno fatto sì che tali progetti venissero, almeno per il momento, abbandonati.”

L’esigenza di portare acqua potabile di buona qualità nelle case del nostro Comune, come pure in quelli di tutta la zona collinare, era sentita da tempo ed a livello politico, forse anche nell’ottica di una rinascita dopo le terribili prove della Prima Guerra Mondiale e dell’invasione austro-tedesco-ungarica sul nostro territorio. Un’opera così complessa e costosa poteva essere realizzata solo con il concorso di numerosi contribuenti, ma anche così si era rivelata, in un primo tempo, troppo onerosa. Tuttavia la comunità di Moruzzo non demorde e procede con questa iniziativa autonoma, come ci spiega l’articolo.

            “Il territorio di Moruzzo non scarseggia dell’elemento acqua e numerose sono le sorgenti nella parte più bassa delle sue numerose conche e vallette, ma per lo più esse sono in località lontane dagli abitanti e le rudimentali opere di captazione, nel mentre non sempre garantiscono la continuità del deflusso, danno anche poco affidamento nei riguardi dell’inquinamento dell’acqua stessa.”


Sorgente del Curubul

Notiamo come il problema dell’inquinamento era già percepito e correlato alla modestia e semplicità delle opere, realizzate dalla piccola comunità del borgo quando non solo da una famiglia, per assicurare l’approvvigionamento d’acqua. Un esempio di questi lavori per approvvigionarsi d’acqua è rappresentato dai lavori effettuati per l’utilizzo del Tampognacco: la latteria di S. Ippolito fu costruita presso la sorgente del rio, con la piccola vasca in cocciopesto per raccogliere l’acqua necessaria alle lavorazioni casearie;


Presa d’acqua sorgente Tampognacco

sul comignolo del fabbricato è graffita nella malta la data del 1925.


Camino latteria S.Ippolito.

“Tali condizioni idrologiche della zona hanno subito fatto pensare che si sarebbe con una certa facilità potuto risolvere la cosa con delle razionali opere di raccolta e con il sollevamento meccanico dell’acqua sino a degli ampi serbatoi posti nella parte più elevata di qualcuna delle circostanti colline.”


Le colline di Moruzzo ed i monti.

Dal quadro orografico, la situazione dei rilievi collinari, idrografico, la collocazione delle sorgenti delle acque, e antropico, la disposizione delle zone abitate sul territorio, è derivato il progetto ad opera dell’ing. Fabio Someda.

            “Gli studi e le ricerche iniziate nell’estate 1928 e continuate nel 1929 hanno portato a concludere sulla opportunità della costruzione di due distinti impianti. L’opportunità di un tale sdoppiamento sta nel fatto che se in periodi anche di magra non è difficile trovare sorgenti che potrebbero assicurare una portata sufficiente ai bisogni di poco più di un migliaio e mezzo di abitanti in periodi di magra eccezionale, tale sufficienza potrebbe venir seriamente compromessa, mentre non si dovrebbero avere preoccupazioni raccogliendo l’acqua necessaria da due distinte sorgenti; anche la configurazione topografica del Comune consiglia tale soluzione che permette di realizzare una semplice economia nelle reti di distribuzione.
             Il costruendo acquedotto comprenderà quindi due impianti, che dalla località delle sorgenti verranno denominati ‘Impianto di borgo Calcina’ ed ‘Impianto di Molino Zanor’.”

La disposizione degli abitati del comune di Moruzzo, senza un consistente centro urbano ma suddivisi in frazioni e borghi, con nuclei di case sparse, più vicine alle estensioni agricole da coltivare e un tempo ancor più popolate di oggi, rende, un tempo come oggi, onerosa l’estensione dei servizi comuni a tutti gli abitanti; conseguenza fu la scelta, possiamo dire quasi obbligata, di servire con l’acquedotto comunale non la totalità della popolazione, bensì solo i gruppi abitati più compatti, in totale 1.500 persone e costruire due strutture separate.

             “Impianto di borgo Calcina. Immediatamente a nord di borgo Calcina, sulla sponda destra del Ruat (rio normalmente asciutto), esiste una piccola sorgente che ora serve ai bisogni degli abitanti del borgo e dei casali circostanti. Con dei modernissimi lavori di drenaggio eseguiti nel 1928 la portata da litri 0,4 al secondo fu elevata a due litri, e di poi anche in periodi lungamente siccitosi, essa non è mai scesa sotto ad un litro al secondo.”


Ponticello sul Rivuàt

La sorgente del Rivuàt inizialmente era modesta, al punto da fornire acqua insufficiente anche solo per alimentare il rio; furono effettuati lavori nel 1928, quindi anteriori alla costruzione dell’acquedotto, che dovettero essere stati assai impegnativi per l’epoca, se sono definiti ‘modernissimi’: la scalinata in pietre che sale verso borgo Monti probabilmente appartiene a questa prima fase di interventi,


Scalinata dal Rivuàt

in quanto è evidente un successivo adattamento che utilizza il manufatto esistente per raccogliere le acque meteoriche e deviarle oltre la cabina e le altre costruzioni dell’acquedotto.


Scarico d’acque nel Ruàt

          “Oltre le opere di raccolta esistenti, che verranno convenientemente sistemate ed utilizzate ...”


Copertura pozzo di captazione

Il profilo semicircolare che si intravede appena è la parte superiore del pozzo scavato per aumentare la portata della sorgente.

           “ ... sono previste la costruzione di una piccola galleria filtrante ...” 


Pozzetto galleria filtrante

di cui vediamo il pozzetto superiore e


Particolare galleria filtrante

la parte terminale.

            “ ... una cabina di sollevamento con due elettropompe, un serbatoio posto sotto il piazzale della chiesa della capacità di metri cubi ottantacinque, e la rete di distribuzione in tubatura.”


Fabbricato per la stazione di pompaggio

La zona del Rivuàt è attraversata dal percorso storico-naturalistico Stringher-Tacoli, ralizzato dal Comune di Moruzzo e con la collaborazione di alcuni volontari; coerentemente con questo programma, negli anni scorsi l’Amministrazione locale ha provveduto a ripulire e rendere praticabile tutta l’area, a riaprire ed ispezionare la cabina, ottenendo anche dal Consorzio Acquedotto Friuli Centrale la promessa di una pompa analoga a quella installata, da collocare all’interno come cimelio visibile agli escursionisti.  

Il primo serbatoio da 85 metri cubi, solo per l’uso locale, era ubicato sotto la piazza del Tiglio, poco prima della scalinata che scende verso l’osteria; due chiusini in cemento permettevano l’ispezione dal piano della piazza. Nella relazione redatta nel 1933 dal Consorzio Acquedotto Friuli Centrale, Moruzzo è inserito tra i Comuni che possiedono già l’acquedotto ed, essendo la collina più alta della fascia morenica, prevede la costruzione di un serbatoio da 500 metri cubi,


Serbatoio piazza del Tiglio

quello attuale, addossato alle mura del castello.


Iscrizione serbatoio

La sorgente era, ed è, sufficientemente copiosa da garantire comunque un flusso d’acqua continuo al rio, utilizzata più a valle nel lavatoio,


Lavatoio borgo Monti

alimentato da una conduttura che, grazie al dislivello, ha facile raccolta nella vasca di pescaggio poco più a monte.


Vasca per alimentazione lavatoio

Una fontana pubblica era collocata sul muro esterno che cingeva il campo di bocce dell’osteria De Monte, oggi Al Rivuàt: è ancora visibile la colonna con il tubo di adduzione e gli attacchi in ferro delle mensole di supporto.


Fontana pubblica

              “Impianto di Molino Zanor. Nella vasta conca a nord di Molino Zanor sondaggi eseguiti hanno rilevato la presenza d’acqua in quantità relativamente abbondante: tutto il sottosuolo della conca è un continuo alternarsi di strati ghiaiosi e sabbiosi, impregnati d’acqua.

            Nessuna preoccupazione quindi per quanto riguarda la quantità d’acqua, tanto più che il fabbisogno normale anche per questo impianto si prevede poco più di un litro al secondo. Difficoltà maggiori si sono incontrate durante gli assaggi per isolare l’acqua sotterranea da quella superficiale, ma quello che non si è ottenuto completamente con i rudimentali mezzi allora a disposizione non sarà certo difficile ottenere nella costruzione dei pozzi artesiani in progetto.

            Per ragioni evidenti dovendosi raccogliere l’acqua dagli strati sufficientemente profondi, in questo impianto si è pensato a dei pozzi di emungimento. Il progetto li prevede in numero di tre, però in corso di lavoro tale numero potrà venire eventualmente ridotto in relazione alla quantità d’acqua che ciascuno potrà dare.”

Di questo secondo acquedotto poche sono le tracce ancora visibili. Nella tavoletta al 25.000 dell’Istituto Geografico Militare stampata nel 1962, sulla collina del bosco di Rubis, è riportato un serbatoio collegato alla condotta principale dell’acquedotto;


Mappa con serbatoio acquedotto molino Zanor

oggi non è più accessibile, o addirittura distrutto, dalla costruzione delle numerose ville  su questa collina. Al confine fra la strada Molino Zanor e l’attuale proprietà D’Agosto è visibile un pozzo di ispezione della conduttura;


Pozzo di ispezione conduttura acquedotto

nella conca non abbiamo trovato traccia di pozzi di captazione, nè della stazione di pompaggio per alimentare il serbatoio e non sappiamo se siano stati obliterati dalle successive costruzioni.

Per la costruzione dell’acquedotto di Moruzzo, “la spesa complessiva dell’opera ammonta a lire 250 mila” . Il calcolo effettuato in base al coefficiente di rivalutazione monetaria FOI(nt) delle tabelle ISTAT fornirebbe un importo attualizzato di Euro 265.000. Il valore appare basso, ma va inquadrato nel contesto economico e sociale dell’epoca, ove i rapporti di scambio fra denaro e lavoro erano profondamente diversi dagli attuali; le scienze umane, come la storia e l’economia, richiedono estrema prudenza nell’attribuire valori qualitativi in base a parametri esclusivamente quantitativi.   

Nel censimento del 1931 Moruzzo contava 2.228 abitanti, tuttavia la disposizione degli insediamenti umani sul territorio permetteva ragionevolmente la costruzione di una rete per distribuire acqua corrente a poco più di due terzi della popolazione del Comune, come afferma l’articolo. Non solo le persone, ma anche gli animali avevano bisogno d’acqua: nel 1931 in tutto il Comune vi erano 794 bovini, 819 suini e 84 equini: quindi, in media, ogni famiglia  allevava almeno una mucca e un maiale, mentre il cavallo era quasi un lusso.

I due acquedotti avevano una potenzialità di tre litri d’acqua al secondo, corrispondenti a 116 litri al giorno a testa per i 1.500 abitanti serviti; la relazione del Consorzio Acquedotto Friuli Centrale prevedeva fornire ai comuni interessati 110 litri al giorno per abitante, quantità inferiore a quella già disponibile. Una seconda considerazione riguardo il preventivo costo: a Moruzzo lire 112 per abitante, la relazione del Consorzio metteva a preventivo lire 232 per abitante. Quindi possiamo concludere che l’impianto di Moruzzo come portata era adeguato ai parametri del tempo ed aveva un costo di realizzazione dimezzato rispetto all’opera consortile.

Moruzzo, 30 marzo 2012                                                                                        

Pierluigi Banchig     

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